Basta Ovrebo (18/2/2010)

ovrebono, questo

E’ difficile da accettare, ma va così, nel calcio supertecnologico del terzo millennio: a decidere una gara importante come l’andata di un ottavo di finale di Champions League può essere la prodezza di uno psicologo norvegese, e non quella di un’ala olandese o di un portiere francese. E’ l’amaro succo di Bayern-Fiorentina, che i tedeschi hanno vinto per 2-1 grazie al peso fondamentale degli errori dell’arbitro, reo di aver convalidato il gol del vantaggio tedesco, segnato in nettissimo fuorigioco. Il tutto dopo aver affrettatamente espulso Gobbi, uno dei migliori giocatori toscani in campo, e aver subito dopo graziato il tedesco Klose, colpevole di un intervento da espulsione sanzionato con una semplice ammonizione, che il tedesco ha avuto la faccia tosta di contestare platealmente. Lo stesso Klose, per chiudere il cerchio, ha poi realizzato la rete della discordia.Un pasticcio già visto, ad opera dello stesso arbitro norvegese: Tom Henning Ovrebo, 43 anni, aveva già deciso con la sua inettitudine addirittura la semifinale della scorsa edizione, penalizzando pesantemente il Chelsea e contribuendo alla promozione in finale del Barcellona, che finì poi per portarsi a casa il trofeo. Il pasticcio bavarese è avvenuto sotto gli occhi di Michel Platini, presidente dell’UEFA particolarmente attivo sul fronte del fair play, della lotta al razzismo e della modernizzazione del calcio. La prestazione di Ovrebo potrebbe, paradossalmente, trasformarsi in un involontario favore per il calcio, se convincesse Platini della necessità assoluta di una riforma del regolamento che consenta, perlomeno in contesti sufficientemente attrezzati, di mettere riparo a errori che falsano completamente il risultato del campo. Per fortuna la Fiorentina ha ancora da giocarsi il ritorno, in casa. E forse sarà il campo a fare giustizia degli errori di Ovrebo, se i viola ribalteranno il risultato, o se i tedeschi sapranno legittimarlo con una prestazione migliore di quella offerta ieri sera.

per Globalist.it, 18/2/2010