se mi ami, sfilettami

Stasera nevicava, accidenti a lui. Acceso il fuoco, c’era da chiudere il conto ai tre filetti di sgombro avanzati ieri, ché due erano già stati scottati in padella e sgargarozzati alla bruta. Quando non so come fare sfoglio qualche libro o mi rivolgo a Google. Nel mazzo delle ricette ce n’era una di Cavoletto. Mi piace molto il blog di Cavoletto, ce l’ho in Google Reader da anni, qualche volta ho anche preso qualche spunto. Ricette quasi mai. Non so se mi fa soggezione, con quelle foto belle. Mi sembra complicato. Non le ricette, non so come dire. Non mi viene di rifarle. E’ come quando parli con una  nordeuropea e pensi adesso non starò gesticolando troppo? Mi capirà se parlo romanaccio? Non gli sembrerò pieno di mani e di braccia e, insomma, non gli parrà che io urli e che sia una secie di invasato? Mah, certe volte mi preoccupo da solo. Comunque, c’è questa ricetta che fa al caso mio. Gli spaghetti con le polpette di sgombro. Roba calabrese, pare. Sugli spaghetti con le polpette ogni tanto si discute. Dice: in Italia non esistono. Ma gli americani le trovano al ristorante. Saranno stati gli immigrati che si sono contaminati tra loro, poi dice che il meticciato fa male… Comunque c’è una cucina italoamericana e una Italiana, suddivisa in decine di cucine locali eccetera. E ci sono sti tre sgombri. Non starò a ripetere quello che ho letto da Cavoletto, racconterò quello che ho fatto io. Che principalmente è casino. I tre filetti di sgombro li ho presi e spellati bene bene. Poi col coltello comprato a Frosolone tlactlactlac li ho tritati finifinifini. Ho recuperato la mollica da un paio di fette di pane raffermo. Mi sono tagliato un dito per scrostarla, l’ho ammollata con qualche goccia d’acqua e l’ho strizzata forte facendone poltiglia. Sblosc. Ho preso un ciotolo e ci ho messo il pesce e il pane. E sfrach, ci ho rotto un uovo con gesto pomposo. Poi ci ho aggiunto del prezzemolo tritato, del pecorino grattugiato, del sale, del pepe e un paio di cucchiai di farina e con un cucchiaio ho cominciato a mescolare la pappetta ottenuta. Mescolavo, mescolavo, che mi facevo vergogna di toccare con le mani. Finché non mi sono deciso e gli ho dato una ricca smucinata. Poi ho messo del pangrattato in un piatto, ho fatto delle polpettine con la pappetta di cui sopra, le ho impanate e sfrosh, le ho fritte per benino. Per poi pescarle e metterle in caldo con la carta assorbente. A parte, fatto sugo con aglio-olio-peperoncino-pomodoro e cotti spaghetti al dente, poi saltato tutto insieme, pasta, sugo e polpettine. Sarebbe stato tutto buonissimo se non avessi fatto asciugare troppo la pasta, la prossima volta la tiro fuori prima e la cuocio a risotto. Ma la polpettina di sgombro era squisita. Per farla c’è voluto niente: lo sgombro è pesce azzurro, non costa un accidente, è fresco, simpatico, non sporca, tiene compagnia, fa bene. Un effetto “bastoncino” di pesce ottenuto in tutta semplicità, ma senza le panature industriali, avendo visto il muso del pesce, impastato e cotto la mollica del pane e tutto il resto. Non credo che per cuocere le robe del capitan Findus ci voglia di più, forse ci vuole la voglia di farlo e purtroppo la vita ci scogliona un po’ tutti.
Lo chardonnay da supermercato è stato trincato alla salute di Cavoletto, naturalmente. Le polpette, sgombrate. Manco a dirlo.