hopini.oni
Archivio di febbraio 2010
L’oracolo porta sfiga
28 feb

dimmi, oracolo
riassunto delle puntate precedenti
Preto e Acrisio, gemelli figli di Abante, governano l’Argolide in Job sharing. Preto però approfitta sessualmente di Danae, figlia di Acrisio, che s’incazza e rifiuta di riconsegnargli la corona. Allora Preto ripara in Licia, dove trova consolazione e si arma per andare a riprendersi il trono.
Armato di tutto punto, Preto si appresta a guidare una spedizione militare dalla Licia all’Argolide, per riprendersi la corona che il fratello rifiuta di cedergli, nonostante sia arrivato il suo turno. Prima di partire, Preto passa a salutare la moglie, Stenebea o Antea che sia.
Preto: Ciao, o moglie Stenebea. Vado in Licia con l’esercito a riprendermi sta cazzo di corona. Torno presto e vincitore.
Stenebea/Antea: Cretino, possibile che non ti ricordi mai come mi chiamo? Oggi è giorno pari, mi chiamo Antea. Ieri Stenebea. Domani pure. Fosse difficile…
Preto (tra sé e sé: cazzo, mi sbaglio sempre) …
Steneb Antea: Comunque stai attento a tuo fratello, che non ti può vedere. E lascia in pace Danae, hai già fatto troppi danni. Trattieniti, per una volta.
Preto: Farò attenzione, o moglie Steneb Antea. Ti prometto che sarai l’unica regina dell’Argolide. Mò famme annà che m’aspettano (sprona il cavallo)
Antea: Vai, vai, fai pure con comodo, io ti aspetto qui con la mia nuova dama di compagnia, si chiama Giasone (fa ciao ciao con la manina).
La battaglia fu sanguinosa: Preto guidò l’esercito all’assalto dell’Argolide, Acrisio la difese brillantemente. Finì pari e patta. I due gemelli si divisero le proprietà: Acrisio si prese Argo e dintorni, a Preto toccò la costa, Midea e il santuario di Era. Più Tirinto, che fece fortificare dai Ciclopi Cottimisti Gasterochiri. Il povero Acrisio, oltre al fatto che il fratello gli aveva sedotto la figlia, aveva un cruccio: gli mancava un erede. Aganippe, moglie fedele, gli donò soltanto la pora Danae.
A peggiorare le cose ci si mise l’oracolo. Acrisio si recò a interrogarlo, pieno di speranza.
Acrisio: Buongiorno, Oracolo
Oracolo: Ancora qui? Buongiorno. Te l’avevo detto che con quel cretino di Preto non potevi perdere.
Acrisio: No, certo (raggiante)
Oracolo: Hai poco da ridere, avete pareggiato, siete due incapaci.
Acrisio: Orsù, oracolo, parliamo di cose serie.
Oracolo: Che vuoi?
Acrisio: Un erede.
Oracolo: Scordatelo.
Acrisio: Ma perché?
Oracolo: Perché ancora non hanno inventato quello che ti serve. Qua la fecondazione si fa col metodo tradizionale. Ergo, non siete più buoni, tu e Aganippe. Semmai ci sarebbe Danae…
Acrisio: Prego? Mia figlia?
Oracolo: Sì, lei un nipote te lo regalerà. Solo che lui prima cresce e poi ti ammazza.
Acrisio: Mio nipote? Ci dev’essere uno sbaglio, non è possibile.
Oracolo: T’ho mai detto una bugia? Così m’offendi, Acrisio. Già ogni due-tre giorni stai qui che rompi…
Acrisio: Ma io sono il re e…
Oracolo: Anzi, adesso vattene, che aspetto Pancrazia, mi deve insegnare un po’ di lotta greco-preromana (chiude le persiane).
3. (continua)
Ottanta, liste/il peggior singolo
26 feb
Lista in progress
Queen/sono indeciso: è peggio Radio Gaga o Who wants to live forever?
aggiornamento #1:
Mi sa Radio Gaga.
Duran Duran/Non che voglia, beninteso, mettere i Duran Duran al livello dei Queen. E’ solo una sottile perfidia che mi concedo ogni volta che mi imbatto nei Queen. Comunque, non mi interessa la paccottiglia prodotta dai pettinatoni inglesi nella fase calante post/85, ma quella rilasciata nel momento di massimo afrore. Sono indeciso tra Wild Boys e The Reflex…
(segue)
Ottanta. Liste
24 feb

azz, che haircut, Howard Jones
Howard Jones. Alphaville. Duran Duran. I paninari. Luis Miguel. Bananarama. Plastic Bertrand. Il supertelegattone. Sandy Marton. Sabrina Salerno. Nik Kershaw. I Righeira. Steve Strange. Boy George. Nikka Costa. Le telenovelas.
Dura parlarne bene, degli anni ottanta, se la lista è questa. Ma di liste se ne possono fare tante…
I dieci artisti/gruppi migliori degli anni ottanta?
Come mi viene adesso, su due piedi.
REM. Dream Syndicate. Stan Ridgway & Wall of Voodoo. U2. Joe Jackson. Talking Heads. Clash. Style Council. Smiths. Cure. Chissà quanti me ne verranno in mente da qui in poi… Ne farò un’altra lista.
Dieci anni fa, più o meno a quest’ora
24 feb
Stavano per vincere gli Avion Travel al festival di Sanremo. Ma a me che me ne importava? Io mi ero appena rialzato, avevo finito di ascoltare tutti i dolori che avevo addosso e mi muovevo un po’ euforico, cercando un posto dove andare. Era tutto azzerato, quello che avevo fatto per più di quindici anni si era esaurito solo qualche mese prima, due o tre. Quattro, al massimo. E invece di rimettere insieme qualcosa che fosse rimasto intero, bramavo demolire quel poco che era rimasto. Volevo una pagina bianca. Volevo venire via dal lavoro, fare un’altra cosa. Negli anni ci sono riuscito, a venire via. Non a fare quello che volevo, ma è andata bene così. Però dieci anni fa il sole sorgeva dopo anni e anni che era stata notte fonda, senza mai una luce. E nel tempo che è passato non s’è fatto più buio, mai. Anche se di cose se ne potevano fare, di più e meglio. Ma tutto quello che mancava allora, oggi c’è. Mica è roba da poco. Dieci anni che non sono passati invano, come quelli precedenti. Non mi manca, il 24 febbraio del 2000. Non mi manco io, per quello che ero. Magari mi manca di rivincere lo scudetto, come allora. Ma questa è tutta un’altra storia.





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