Archivio di marzo 2009

Una faccia, una maglia: Lazio 1990/91


Karl-Heinz Riedle, detto Kalle, è stato il primo grande acquisto della Lazio dopo i terribili anni ottanta. Un investimento importante (dieci miliardi di lire) per un centravanti dalle caratteristiche particolari: formidabile nello stacco aereo, Riedle aveva discrete capacità realizzative e mise a segno trenta gol in tre stagioni in biancoceleste, cedendo il passo all’onda dei rinforzi di primo livello che Cragnotti andava acquistando per costruire la Lazio della stagione dei trionfi. L’arrivo di Riedle, che ha giocato in coppia con Sosa e con Signori, segnò il passaggio dalla Lazio debole che Calleri cercava di stabilizzare in serie A al club in crescita che si rendeva appetibile per gli investitori, in una fase di grande ascesa del calcio italiano come fenomeno economico. Il progetto di sviluppo biancoceleste aveva preso le mosse dal risanamento operato da Calleri e dall’ingaggio di Dino Zoff, un monumento del calcio italiano, come allenatore. Nel precampionato le promesse erano state tante: la Lazio aveva vinto il classico torneo Ciudad de la Linea battendo ai rigori il Real Madrid e poi aveva rifilato quattro gol al Milan, sempre in amichevole. Un gol importantissimo Riedle lo segnò in Lazio-Juve il 3 marzo 1991: la squadra era lanciata verso l’Europa, ma crollò inspiegabilmente dopo quella grande vittoria e tornò a vincere dopo due mesi, piazzandosi a centroclassifica in campionato. Per la prima volta dopo tanti anni un decimo posto in serie A veniva accolto con (parecchio) scontento.
La maglia è già moderna, all’epoca era una vera sciccheria.

Una faccia, una maglia: Lazio 1989/90

Souza do Amaral Amarildo
Lazio 1989/1990
29 presenze, otto reti

Un formidabile saltatore che regalava bibbie agli avversari.
Segnò otto reti, altrettante se le vide annullare. La Lazio giocava al Flaminio, lui arrivava dal Celta Vigo (stessa maglia…) e proseguì la sua avventura italiana al Cesena. Facendo posto a Kalle Riedle…

Lazio e Under, vi conquisterò

Intervista a Ettore Mendicino dal corrieredellosport.it

di Fabrizio Patania
ROMA – Rossi e Tare ci puntano per il futu­ro della Lazio. Il ct Casiraghi lo vuole scopri­re, così l’ha convocato e inserito nell’Under 21 sperimentale. C’è anche Ettore Mendici­no, 19 anni, bomber della Primavera bianco­celeste, tra gli azzurrini che si giocano un po­sto nella nazionale del prossimo biennio. Lui, Immobile (Juve) e Paloschi (Parma) gli at­taccanti chiamati da Casiraghi. Domani a Vienna con l’Austria (ore 18) è quasi un esa­me.

Come sta Ettore Mendicino?
«Bene. Sto rientrando da uno stiramento. Ora sto meglio, negli ultimi giorni mi sono allenato bene, ma non sono ancora al 100 per cento».

E’ passato dall’Under 20 di Rocca all’Un­der 21 di Casiraghi attraverso uno stiramen­to.

«Già, proprio così. Peccato perché l’infor­tunio è arrivato nel periodo migliore. Ho per­so un treno subito dopo l’esordio in serie A. Ma adesso ho ripreso a giocare. E spero da qui alla fine del campionato di meritare altre occasioni».

Contento per la convocazione?
«Strafelice. E non posso dire che me l’aspettavo. Anzi, il contrario. Penso che, al­la mia età, sia la cosa più bella che possa ca­pitare. Ho già fatto parte di altre nazionali giovanili, ma questa è l’Under 21. Sono qui da un giorno e ho capito di essere in un altro mondo. Basta guardare lo staff, i rapporti, l’organizzazione. E’ davvero un’altra dimen­sione e si comincia a capire quello che può essere il calcio vero».

Dovrà, però, continuare a sacrificarsi.
«Questo è sicuro. Ogni volta che si fa un’esperienza nuova, si cerca di imparare e di crescere. Questa è una nazionale speri­mentale, è la prima convocazione dell’Under 21 del prossimo biennio. Bisognerà lavorare nei prossimi mesi per meritare una confer­ma, mantenendo i piedi per terra».

Ha pensato che l’ha chiamata un grande ex centravanti della Lazio?

«Sì, ci ho pensato e mi ha fatto anche un certo effetto. Più che altro mi è venuto in mente quello che ha fatto. Casiraghi è stato sfortunato, ha dovuto chiudere prima, ma la sua carriera resta straordinaria. E’ un po’ il sogno che abbiamo tutti noi ragazzi».
Mendicino, intanto, può ricordare il suo esordio in serie A.
«Ho giocato l’ultimo minuto più i cinque di recupero. E’ stata una bella emozione in una domenica sfortunatissima per la Lazio. Ri­cordo tutti i tifosi biancocelesti e una partita in cui la squadra non meritava di perdere. Dopo venti minuti l’espulsione di De Silve­stri, tante occasioni sprecate, alla fine la bef­fa del gol di Gilardino. Anche io ero dispia­ciuto, pure se mi è rimasta la gioia dell’esor­dio, come il raggiungimento di qualcosa che si è perseguito. Due giorni dopo Firenze, pe­rò, era tornato tutto come prima».

Quanto le è pesato saltare il torneo di Via­reggio?

«Tanto. Sarebbe stato bello partecipare con i miei compagni. In quel momento, mi è dispiaciuto fermarmi. Probabilmente, dopo l’impegno con l’Under 20, sarei tornato a For­mello.
E forse ci sarebbe stata la convocazio­ne per Lazio-Torino di campionato. Poi avrei raggiunto Viareggio. Purtroppo la Juve ci ha eliminato e io mi sono fatto male».
L’obiettivo è lo scudetto di categoria?
«Diciamo di sì. Viareggio e Coppa Italia so­no sfumate, resta l’obiettivo principale. Ci te­niamo, altrimenti sarebbe una stagione non dico fallimentare ma certamente al di sotto delle aspettative e delle individualità che ab­biamo. Speriamo di poter arrivare in fondo».

Chi sono le favorite?
«L’Inter è attrezzatissima, la Juventus af­frontata al Viareggio, la Sampdoria che da anni è finalista».

Adesso aspetta l’esordio all’Olimpico?
«Beh, sì. A questo punto diventa un obiet­tivo. E’ stata grande l’amarezza per l’infortu­nio, mi sentivo davvero a un passo, magari quel sabato in Lazio-Torino ci sarebbe stata l’opportunità. Ora dovrò aspettare. E’ ovvio, tutti ci sperano. Sarebbe bellissimo».
Rossi cosa le dice?
«Il mister, quando mi sono fatto male, si è spesso informato sulle mie condizioni. Mi ha spronato a tornare in fretta. Mi ha chiesto di evitare distrazioni per non perdere altro tem­po ».

Quale ruolo preferisce? Prima o seconda punta?

«Penso sia una fortuna non avere preferen­ze. Ho giocato prima punta, seconda punta, esterno di un attacco a tre. La duttilità è im­portante ».
Qual è il suo punto di forza?
«Credo l’aspetto psicologico. Deve essere il punto di partenza. Ho tante motivazioni, non mi sono mai sentito arrivato. E lavorerò per migliorare tanto perché, sembrerà una frase fatta, non si finisce mai di imparare. E io so­no giovanissimo».

Il suo centravanti preferito?
«Mi piace tantissimo Fernando Torres. Lo seguo da qualche anno. E’ un attaccante com­pleto: vede la porta, protegge il pallone e si gira per attaccare, sfrutta l’ultimo passaggio e sa anche proporlo».

E quel gol annullato al novantesimo?
«Magari per un secondo, sino a quando non mi sono accorto che era stato annullato, ho provato la gioia di un gol ad Anfield Road. E’ stata una delle esperienze più belle della mia vita. Non capita spesso di giocare in uno sta­dio così bello. Nonostante fosse un’amichevo­le, c’erano 50 mila spettatori. Un’emozione incredibile».

Che succederà l’anno prossimo?
«Non lo so. Intanto vediamo cosa succede nell’ultima parte della stagione. La voglia è quella di restare alla Lazio. Sono tifoso bian­coceleste da quando ero bambino, spero di poter entrare stabilmente nell’organico del­la prima squadra: questo è il mio obiettivo».

Lazio: il rilancio. In quattro mosse

  • un nuovo tecnico che sia in grado di iniziare un ciclo e che “regga” alla pressione della piazza: Sinisa Mihajlovic, per esempio
  • il riscatto di Zarate
  • l’arrivo di due uomini di peso a centrocampo. Due tosti e tecnici allo stesso tempo.
  • un centravanti-centravanti.

Caro Lotito, la differenza la fanno i campioni

Vincenzo Cerracchio per Il Messaggero

La sconfitta di Catania è stata peggiore di quella col Chievo. Al di là del punteggio e del rigore sbagliato. La Lazio delle ultime due stagioni è, infatti, squadra imprevedibile, tendente al brutto, quindi inaffidabile. E allora è facile che incassi due gol nel giro di un minuto e perda una partita che sulla carta, dopo quattro vittorie di fila, sembrava una formalità, con l’Europa ancora nel mirino.

Ma a Catania ci si aspettava una reazione immediata, intelligente: pressing, copertura assidua e contropiede nei preferiti spazi larghi. E’ arrivata invece una prestazione senz’anima, rinunciataria per un tempo, distratta, poi velleitaria. E sconsiderata nel balletto del rigore: impensabile che una squadra professionistica non abbia una gerarchia di tiratori, che non ci si alleni quotidianamente e con professionalità ad affrontare uno dei momenti topici del gioco del pallone.

(continua qui)

E’ vero che la differenza la fanno i campioni, ma non solo. Il Cagliari non ha campioni ma ha fatto più e meglio della Lazio che è enormemente più attrezzata. Lotito ha sbagliato a sottovalutare il flop della scorsa stagione e ha rifloppato di nuovo. Un bel problema, se la Lazio resta fuori anche quest’anno dall’Europa. Si è deciso di seguire le indicazioni di Rossi e di rinunciare a qualche giocatore. Ok. Quest’anno la lista degli epurati però dovrà partire per forza dal mister, visto che i risultati sono sul livello disastroso dell’anno scorso. Si può discutere all’infinito sul reale potenziale della Lazio, non si può non prendere atto del secondo fallimento consecutivo e del fatto che, per tenere il punto della scelta tecnica sbagliata fin dall’anno scorso si stia girando al negativo una gestione sotto certi aspetti virtuosa e efficace della Società. Lotito esca dall’equivoco: fa bene a tuonare contro lo scarso rendimento, avrebbe fatto meglio a farlo due mesi fa, invece di far finta che la crisi non ci fosse. Confermando questa gestione si espone al rischio di arrivare a un niente finale seguendo una scia di sconfitte e di prestazioni barbine alle quali tutti si sono già abituati, anche la squadra. Bisogna girare pagina subito. Individuando una nuova guida tecnica che subentri a luglio, adottando una soluzione che ci porti a fine stagione motivati perlomeno dalla conta per la conferma e facendo ripartire un progetto che, se ha raccolto ottimi risultati in anticipo sui programmi, oggi si trova in pesante ritardo sugli obiettivi sbandierati da Lotito. Questa squadra sta uscendo dal gruppo di quelle che contano. Per il secondo anno di seguito. Il che significa pesantissime ripercussioni. Bisogna assolutamente vincere la coppa Italia.