Archivio di gennaio 2009

Lazio, la grande crisi

Dal Messaggero, Vincenzo Cerracchio

ROMA – Il barometro dice che oggi ci sarà contestazione a Formello. I fatti di ieri: ritiro chiarificatore fino a domenica, Rocchi e Brocchi con Milan a rischio per infortunio, Lichtsteiner, Foggia e Firmani niente Milan per squalifica. Umore nero. Le prospettive per domani: Rossi con tanti dubbi da risolvere, da Carrizo o Muslera, a Siviglia o Diakité, Cribari o Rozehnal, Kolarov o Radu, Meghni o Mauri. Può cambiare la Lazio in base a queste scelte? Cioè se l’allenatore le azzecca o meno? La risposta è un laconico bah! Perché, traduciamolo, cambiando l’ordine dei fattori, difficilmente cambia il prodotto, se non cambia la testa di chi va in campo, se le gambe non girano.
C’è attualmente un solo punto a favore di Rossi: le ha provate (li ha provati) tutti. L’unica certezza da cui non ha mai derogato è lo schema a quattro dietro, dopo aver bocciato l’esperimento estivo a tre. E a chi fra gli appassionati del problema continuava a sostenere che deve giocare tizio e non caio forse le ultime due sconfitte avranno aperto gli occhi: la Lazio non ha titolari e riserve, buoni e cattivi, campioni e scarsi, è una squadra che smarrisce spesso la testa e ha poche gambe, avendo perso in estate tutti i centrocampisti che correvano e si inserivano. E’ una squadra che, grazie alla buona predisposizione offensiva di inizio stagione e all’esplosione di Zarate, allora sconosciuto alle difese altrui e ampiamente qui celebrato, ha racimolato i punti che la tengono nella zona sinistra della classifica. Dodici nelle prime cinque partite fanno una media di 2,4; nelle successive sedici la media è stata di 1,19. Nella scorsa stagione la media totale è stata di 1,24, il che vuol dire che, tolto l’exploit iniziale, la Lazio viaggia in ritardo perfino rispetto all’anno scorso.
Problema di testa, non solo in senso figurato, visti le undici capocciate altrui con pallone planato nella rete biancoceleste. Problema di gambe perché il centrocampo non ce la fa a sostenere e a difendere, anche questo già detto. C’è mercato fino a lunedì e allora si può solo ribadire a Lotito l’invito a cercare un colpo in extremis. Uno tosto lì al centro. Ma colpo significa soldi e disponibilità dell’interessato: con un club a forte rischio di restar fuori dalle coppe (badate che non basta arrivare in finale di coppa Italia, bisogna vincerla per partecipare alla nuova Uefa Europa League) ormai il tempo stringe.
Il tutto può essere riassunto sulle spalle di Delio Rossi. Che si è lasciato soffocare dai dubbi, cambiando 20 formazioni in 21 partite. Facciamo però, come dicono i bambini, che ne riparliamo a giugno. Adesso qualsiasi rimedio sarebbe di gran lunga peggiore del male, essendo disponibili solo un paio di scommesse come Donadoni e Giordano. Se vi solleticano Giampaolo o Marino, Allegri o Gregucci, Mihajlovic o Ballardini, comunque giugno bisogna aspettare. Personalmente avremmo rinnovato da tempo il contratto a Rossi per evitare alibi ai giocatori. Tanto fra gentiluomini poi ci si intende anche nello stracciarlo. Ma l’errore più grave sarebbe abbandonare la Lazio in questo momento tragico della stagione. E’ il vecchio appello che si è sempre fatto. Ma non troviamo di meglio, come soluzione immediata, che dare calore, sangue, vitalità a chi l’ha smarrita di botto. La tifoseria della Lazio, dal calcioscommesse agli spareggi per la C, ha dimostrato di essere unica nei momenti difficili. Tradizione da estendere ai giovani, quelli che sono cresciuti, beati loro, solo a coppe e scudetti.

Delio sì, Delio no

Io voto Delio no. Soluzione-tampone adesso (Papadopulo, così qualcuno la smette di rompere le balle) per arrivare al nuovo in estate. Per il nuovo voto decisamente Giampaolo, se si porta Galloppa e Portanova ancora meglio. In alternativa mi piacerebbe Allegri, che è ancora un po’ inesperto. O Zenga. Lascerei intatto il mito di Diego Simeone, uno dei pochi che uniscono ancora tutti i laziali. Meglio di no. Marino, Donadoni, eccetera sono soluzioni che gradisco meno. Gregucci invece mi incuriosisce, come Sinisa. Purché non si prenda Ballardini…

Il portiere del futuro (speriamo non remoto)

Pancrazius per DNews

“Un giorno andrai in giro da queste parti a raccontare che hai segnato un goal al Gato Diaz, ma nessuno ti crederà”. Così El Gato Diaz salutò il giovane Osvaldo Soriano, che aveva avuto l’impertinenza di approfittare della sua vecchiaia per batterlo su un calcio di rigore, lui che aveva parato il rigore più lungo della storia. Il racconto del grande scrittore argentino viene buono per disegnare, a grandi linee, il ritratto di Juan Pablo Carrizo, portiere della Lazio. Argentino di Santa Fé, cioè del nord, vicino al Brasile e all’Uruguay da dove viene l’imberbe Muslera, fisico e movenze da predestinato con un solo difetto: ogni tanto… non para. Per la verità anche Carrizo ha accusato ultimamente qualche battuta a vuoto. Troppe: la Lazio ne ha risentito, il pubblico si è spazientito, Delio Rossi ha pensato bene di concedere un turno di riposo “protettivo” al portierone sponsorizzato nientemeno che da Angelone Peruzzi e da Diego Armando Maradona. Il risultato non è stato dei migliori, visto che Muslera ha raccattato tre gol a Marassi dalla resuscitata Sampdoria di Cassano, pur parando un rigore, manco fosse El Gato Diaz di soriana memoria. Portiere argentino, Carrizo, della razza più pura. Erede di Hugo Gatti e di Ubaldo Fillol, di Goycoechea e di Abbondianzieri: la responsabilità di difendere la porta della nazionale due volte campione del mondo, oltre a quella della Lazio, che vanta anche lei una tradizione impressionante: da Sclavi a Sentimenti IV, da Lovati a Pulici, da Marchegiani a Peruzzi, nientedimeno. Che giura ancora, dal suo osservatorio privilegiato all’interno del gruppo di lavoro che Lippi ha allestito per difendere il titolo mondiale in Germania: Carrizo è il portiere del futuro. L’attesa dei tifosi della Lazio è stata lunga: l’arrivo di Carrizo è slittato di qualche mese per le note vicende legate alla sua possibile cittadinanza italiana. Una storia che ha ricordato ai più quella dei passaporti falsi che creò qualche brivido alla Lazio dello scudetto cragnottiano, a proposito di Veron. Lotito ha scelto la prudenza, tesserando il giocatore come extracomunitario, ma l’attesa ha aumentato le aspettative, unita ai nomi altisonanti che hanno espresso pareri lusinghieri sul giocatore, ai club eccellenti che lo avrebbero cercato (tra i quali il Manchester United e il Milan) e all’incondizionata stima di cui godeva Carrizo al River Plate. Squadra che i tifosi biancocelesti ricordano per aver “fornito” il mostruoso talento del Matador, l’indimenticato Marcelo Salas che recentemente ha annunciato il ritiro. Difficile trovare un portiere di 24 anni con credenziali all’altezza dell’argentino. Come molti portieri sudamericani, Carrizo ama dare spettacolo: la “gambeta” è il suo colpo a sensazione. Consiste in un dribbling spavaldo con cui si libera dell’attaccante che cerca di sottrargli in pressing la palla: un brivido in più regalato ai tifosi, ma anche un tratto distintivo che mette Carrizo nel solco dei Chilavert, dei Campos, degli Higuita. Portieri sudamericani moderni che hanno raggiunto la fama per l’estrosità, oltre che per i successi. L’occasione della vita: così Carrizo ha salutato l’arrivo della Lazio nel suo orizzonte. Ma nel campionato italiano è difficile ambientarsi in fretta. Più difficile, forse, che altrove in Europa. Gli stenti iniziali di protagonisti assoluti come Doni e Julio Cesar, portieri che vanno adesso per la maggiore, lo testimoniano. Ci vorrebbe pazienza, ma i tifosi laziali non ne hanno più: la squadra subisce troppi gol e perde terreno in classifica, dopo un inizio che prometteva sfracelli, legato soprattutto all’esplosione dell’altro acquisto argentino di Lotito, Maurito Zarate che si è accomodato in panchina insieme a Carrizo nella sfortunata trasferta genovese. Epurati i due insieme allo statuario Diakité, quali che siano i motivi, Delio Rossi ha trovato un’altra sconfitta amara. Magra consolazione per Carrizo, dopo i fischi e gli insulti raccolti dai propri tifosi durante la partita contro il Cagliari. Gli sarà parso strano: è raro sentire fischi che non siano diretti all’avversario, quando la palla scorre. Non è raro l’errore del portiere, a giudicare da quello che è accaduto su molti campi della serie A negli ultimi due turni. Il calcio del terzo millennio ha deciso che lo spettacolo passa anche dall’umiliazione del portiere: discorso vecchio che non serve a convincere i laziali a concedere le attenuanti generiche a Carrizo. Nemmeno se è Peruzzi a garantire per lui. Ci vorrebbe un’impresa: un tuffo con l’eleganza e la sicurezza del Gato Diaz, che salvi il risultato e riaccenda negli occhi dei laziali il sogno di aver ritrovato il colpo d’ala dei bei tempi. Grazie al portiere del futuro.

Tutti in ritiro

Chi non si sopporta dovrà portare pazienza…
squalificati Foggia e Lichtsteiner, la società è preoccupata per l’Europa a rischio. Fa bene.
Se si perdesse male anche domenica, che succederebbe? Qualcuno fa il nome di Giordano, che ogni tanto rispunta. Nel caso, personalmente opterei per altre soluzioni, meno lazialone (ma anche no, c’è in giro pure il vecchio caro Papadopulo) e più adatte alle circostanze. Ci sarebbe anche Donadoni… Certo è che le quotazioni di Rossi scendono da più di un anno, ormai. E lo zero si avvicina. E se i giocatori decidono, salta chiunque…

E come sempre ce ne fanno tre

Non se ne può più.