hopini.oni
Archivio di novembre 2008
I sogni muoiono a Bergamo
30 nov
Rocchi mugugna
24 nov
Un capitano scontento.
Non commento e mi riallontano per una settimana, poi si aggiornano le pagelle e il resto…
Lazio – Genoa 1-1: ridimensionamento in corso
24 nov
il commento alla partita da Repubblica.it
ROMA – Fa tutto, o quasi, Milito. Sbaglia, segna, dà dimostrazione di grande fair-play, trascina il Genoa. Eppure non basta perché a fermare il Grifone sul campo della Lazio ci pensa Ousmane Dabo con la decisiva collaborazione di Rubinho. Clamorosa la papera del portiere brasiliano che fino al 35′ della ripresa aveva preso di tutto e di più. Finisce 1-1 all’Olimpico una bella partita per un’ora, l’ultima, perché la prima mezz’ora era stata deludente. L’unico a vincere è proprio Milito che sbaglia sì un rigore, ma ancora una volta dimostra tutta la sua classe, segna il gol numero 11 della stagione e vince il derby argentino con Zarate, oggi protagonista di una prestazione soltanto sufficiente. Se Maradona era sintonizzato con l’Olimpico, bè allora non potrà fare a meno di convocare il Principe per la sua Sellecion.
Non c’è Rocchi nell’11 titolare della Lazio. Rossi gli preferisce Foggia e pare che l’esclusione non sia andata giù all’attaccante.
Con l’ex Cagliari ci sono Pandev e il confermatissimo Zarate, pronto a giocarsi il derby argentino con Milito. Il “Principe” guida il tridente del Genoa completato da Palladino e Sculli.
Gasperini rinuncia alla difesa a 3 e schiera una linea a 4 con Papastathopoulos a detsra, Criscito a sinistra, Ferrari e Biava centrali. Anche nella Lazio novità in difesa, out Siviglia e Radu, spazio a Cribari e a Kolarov.
Si sfidano due tra i migliori attacchi della serie A, due squadre offensive che stanno facendo bene, ma che sono reduci da due sconfitte pesanti: di misura ma nel derby quella della Lazio, netta, sul campo della Juve, quella del Genoa. Ci si aspetta spettacolo e grande calcio, ma la prima mezz’ora è all’insegna del grande equilibrio e con le difese che annullano i tridenti avversari. Le uniche emozioni le regala Kolarov con le sue bordate di sinistro che spaventano Rubinho, comunque sempre attento. Dopo la mezz’ora la partita cambia. Le squadre rompono gli indugi e la scintilla arriva al 31′ grazie a Meghni che ruba palla, dribbla tre uomini e scaglia un destro appena largo. Si fa vedere anche il Genoa, gioca bene la squadra di Gasperini che riesce sempre a creare qualcosa di pericoloso e che si difende con ordine. Al 40′ l’espisodio che avrebbe potuto cambiare la partita: Milito è in posizione regolare quando segna l’1-0, ma il guardalinee segnala un fuorigioco inesistente. E tra un sinistro e l’altro di Kolarov il primo tempo si chiude sullo 0-0.
Nella ripresa partita bella e intensa dai primissimi minuti. Rossi inserisce Rocchi al posto di uno spento Pandev e la Lazio cambia volto. Al 7′, però, mazzoleni concede un dubbio rigore a Sculli, sul dischetto va Milito che calcia clamnorosamente alto. E’ un errore grave che carica la Lazio che con Foggia impegn Rubinho, bravo a disimpegnarsi anche su Rocchi. Ci prova Milito, alto il suo destro, la terna arbitrale vede una deviazione, è lui stesso a spiegare che non c’è angolo. Applausi per l’argentino.
LAZIO-GENOA 1-1
LAZIO: Carrizo; Lichtsteiner, Cribari, Rozenhal, Kolarov; Brocchi, Dabo, Meghni (28′ st Inzaghi sv); Foggia, Zarate, Pandev (1′ st Rocchi).
In panchina: Muslera, Diakitè, De Silvestri, Manfredini, Mauri. Allenatore: Rossi
GENOA: Rubinho; Papastathopoluos, Biava, Ferrari, Criscito; Vanden Borre, Thiago Motta, Juric (23′ st Gasbarroni); Sculli(11′ st Mesto), Milito, Palladino (39′ st Potenza). In panchina: Scarpi, Rossi, Olivera, Bocchetti.Allenatore: Gasperini
ARBITRO: Mazzoleni di Bergamo
RETI: 24′ st Milito, 35′ st Dabo
NOTE: Pomeriggio freddo ma di sole, terreno in brutte condizioni. Lazio con il lutto al braccio in ricordo di Sandro Curzi, il giornalista, tifoso biancoceleste, scomparso ieri. All’8′ della ripresa Milito fallisce un rigore calciando sopra la traversa. Spettatori: 30.000 circa. Ammoniti: Criscito, Rozehnal, Thiago Motta, Papastathopoluos. Angoli: 10-2 per la Lazio. Recuperi: 1′ pt e 4′ st.
Risultati:
Bologna-Palermo 1-1
Chievo-Siena 0-2
Lazio-Genoa 1-1
Lecce-Roma 0-3
Napoli-Cagliari 2-2
Reggina-Atalanta 3-1
Samp-Catania 3-0
Fiorentina-Udinese 4-2
Inter-Juve 1-0
Torino-Milan 2-2
Inter 30;
Milan 27;
Napoli e Juve 24;
Lazio e Fiorentina 23;
Udinese, Genoa e Catania 21;
Atalanta e Palermo 17;
Siena e Sampdoria 16;
Roma e Cagliari 14;
Lecce, Torino 12;
Reggina 11;
Bologna 9;
Chievo 6
Una razza a parte
17 nov

A un certo punto della mia vita mi sono spostato e sono andato ad abitare fuori Roma. E lì ho capito parecchie cose. Se c’è un difetto tipico del tifoso laziale è l’eccesso di disillusione che porta ad attendere al varco i propri beniamini e a bearsi, talvolta, dei loro insuccessi e dei loro tradimenti. Un po’ a perpetuare la sofferenza dell’amante tradito che piange le cocenti lagrime dell’amore non ripagato da altrettanto sentimento. Il laziale non indulge al mandolino, anzi. Anche se ha le sue simpatie, e se sei fortunato campi di rendita e vieni ricordato per anni avendo fatto qualcosa, anche poco, per la causa laziale. I molti supercampioni odiati e fischiati dopo aver lasciato il biancoceleste possono tranquillamente testimoniarlo. La differenza, rispetto ad altre tifoserie che eccedono al contrario (Fiorentina, Roma, Napoli, per fare qualche esempio) sta nel fatto che altrove il beniamino viene difeso all’infinito: Prandelli può sbagliare qualunque cosa ma non viene messo minimamente in discussione, eppure ci sarà un motivo se questa Fiorentina superattrezzata balbetta in questo modo. Di Spalletti non ne parliamo. Montolivo e Pazzini hanno superato tutti i soffitti delle varie under ma restano giovani dal grande futuro, anche se questo futuro è da un pezzo dietro le spalle. Lavezzi per i napoletani vale quasi Maradona, pupi e puponi giallorossi conoscono solo estimatori, almeno finché gli gira bene. Solo alla Lazio, pare, i tifosi si accaniscono con lo scetticismo e si divertono a mettere alla prova i propri beniamini. Nessuno attribuisce la patente di grande alla Lazio sulla fiducia. Al contrario, in molti si dicono convinti che la classifica sia bugiarda, che i protagonisti non siano all’altezza, che il tecnico sia un coglione, il portiere un citofono, Mauri uno sciabordito e via schifando. Un atteggiamento diffuso che lascia perplessi e dice di una tifoseria alla continua ricerca del pelo nell’uovo, manco fosse abituata a spettacoli da Noucamp. L’umiltà che chiediamo a calciatori e tecnici siamo in grado di garantirla, almeno noi? Ci sono squadre che festeggiano quando escono indenni dal confronto con noi, la nostra maglia è rispettata come non mai e i nostri calciatori sono apprezzati dappertutto. O quasi: spesso trovano critiche eccessive proprio in casa, chissà perché. Così si va verso il Genoa, sfogliando le margherite: sarà meglio che giochi il sopravvalutato Pandev o la foca Foggia? Mauri con le infradito o Meghni-cane da salotto? Siviglia che manco in serie C? Rocchi che è finito? Carrizo, più citofono che portiere? Tutti agli ordini di quel rincoglionito di Rossi, con lo speculatore romanista Lotito che sta fuori a pensare a speculare. Certe volte meriteremmo solo sconfitte. ogni tanto riusciamo anche a procurarcele. Basta aspettare che tornino i tempi bui.





Commenti recenti