Archivio di giugno 2008

al galoppo

Tempo grave. La città è distratta dal Palio e non pensa a noi. Giorni fa c’erano i dervisci mevlevi di Al Ghuri che, sventolando le gonne, tentavano di raffrescare l’aria, ma niente. Anzi qualcuno se l’è addirittura presa, perché il volteggio durava troppo ed era irrispettoso dei tempi sacri, quelli che una canzone dura tre minuti, una partita quarantacinque a tempo, una trombata insomma dipende e una giornata di lavoro fanno otto ore. Dipende, dice che da certe parti si arriva a undici, e col gatto a nove code. Anche qui, questione di punti di vista: chi spreme dice che così si sposa l’azienda, chi è spremuto dice limortaccisua. Tra un giro e l’altro nello spremiagrumi sfoglio un decreto legge pubblicato martedì che rivolta il paese come un calzino. E’ il decisionismo, baby. Un gesto illuminato, che comincia con l’andare verso e finisce in gloria, basta averci la comunicazione a favore. Io la comunicazione non ce l’ho più, perché dentro alla centrifuga i giornali non arrivano. I feed sono i gangli che mi tengono in vita. Aspirandone la sostanza scopro che torna blogbabel, che non è bigbabol ma solo il luogo dove i compagnucci delle tante parrocchiette possono ruzzare un po’, infastidendo chi si fa il mazzo per regalare servizi a giro. Non c’è rispetto per chi si fa il mazzo (just a little bit/just a little bit, farebbero le coriste in sottofondo). Nel frattempo noi abbiamo riscritto alcune regole, ci siamo immersi in mare col fuso orario dell’east coast, abbiamo mangiato trippe, capocolli, salmoni e lamponi, stropicciato gatti e ribadito promesse d’eternità. Il lavoro rende liberi, ma a che serve se poi il Palio lo vince l’Istrice?

Parla Zarate: "Sogno di giocare la Champions League con la Lazio"

Simone Pieretti, il Tempo

Prime impressioni?
«Sono contentissimo, nonostante le vacanze mi sto già allenando duramente, non voglio farmi trovare impreparato».

Aspettative?
«Voglio fare un grande campionato. Sogno di giocare la Champions League con la Lazio, spero di dare un contributo importante con i miei gol».

Ha regalato all’Argentina il Mondiale under 20.
«É stata una gioia indescrivibile, ma appartiene al passato. Ogni atleta non deve mai guardare indietro, penso già al Mondiale 2010. Spero di andare in Sudafrica, sarebbe il coronamento di un sogno».

Ci parli dell’esperienza in Qatar.
«Ho avuto un approccio tranquillo, dopo appena una settimana sono partito per andare a giocare il Mondiale. Quando sono ritornato a Doha, l’entusiasmo dei primi giorni era svanito lasciando spazio ad altre impressioni. É un mondo troppo diverso, troppo lontano rispetto al nostro. La vita lì è differente».

Sabato per la prima volta arriverà in Italia.
«In realtà sono già stato nel vostro paese: avevo 2 anni, ero con la mia famiglia per seguire Sergio che all’epoca giocava nell’Ancona. Ma ero troppo piccolo, non ho ricordi».

L’idolo da bambino?
«Può sembrare scontato, ma ogni niño argentino che gioca a calcio ha un solo idolo: Maradona».

Chi è il miglior calciatore del mondo?
«Mi piace moltissimo Cristiano Ronaldo: un mix di talento, concretezza e forza fisica».

Il derby con la Roma?
«So che è una partita molto sentita: voglio vincere “el classico” e regalare ai nostri tifosi una grande gioia».

Molti laziali non la conoscono.
«Sono un giocatore tecnico, che ha confidenza con il pallone e che cerca di sfruttare la rapidità. Sono ambidestro, mi piace partire da lontano, dribblare, e soprattutto far gol».

Il podio dei suoi gol?
«Per importanza dico quello realizzato nella finale del Mondiale Under 20 che ha regalato il titolo all’Argentina contro la Repubblica Ceca. Come bellezza scelgo quello segnato contro il Newell’s in Copa Libertadores nel 2007 e quello al Belgrano, in precampionato».

I gol sono tutti uguali?
«Un gol vale un gol, ma ci sono reti che ti regalano maggior soddisfazione, come quelle realizzate dopo un bel dribbling».

Cosa resta dei sei mesi al Birmingham?
«É stata una buona esperienza. Del resto, dopo il Qatar anche l’Inghilterra sembrava casa mia…».

Qual è stato l’allenatore più importante che ha avuto?
«Tutto quello che ho imparato me lo hanno insegnato al Vélez: quando sono arrivato avevo 8 anni. Tutti i tecnici con cui ho lavorato lì sono stati importanti, a partire da Pekerman. Il Velez per me è più di un club, è una famiglia. Sono legato al ct dell’Under 20 Hugo Tocalli, con lui ho fatto un ulteriore salto di qualità».

Spagna campione d’Europa

Vince la Spagna. Cioè, una delle più grosse esponenti del partito del gioco per il gioco, che in genere esce sconfitto contro quelli del prima vinciamo, poi vediamo. Una volta questa contrapposizione era fortissima e segnava fortune e leggende del calcio. Germania e Italia, e prima ancora l’Uruguay, hanno rappresentato numerosi trionfi del pragmatismo, mentre solo il Brasile ha saputo vincere innalzando la bandiera della spettacolarità. In tempi recenti il gioco è cambiato, ma le posizioni “ideologiche” sono rimaste ferme. Così la Spagna riporta in alto la bandiera degli “spettacolari”. Quattro anni fa la Grecia catenacciara fu molto imitata. Speriamo si imiti un po’ anche il calcio degli spagnoli, che non è scriteriatamente offensivo ma si lascia guardare.

Mercato: il punto

Zarate, se sarà confermato, e Carrizo si aggiungono a Ledesma e ricostituiscono un contingente argentino che alla Lazio ha sempre portato bene. La Lazio è molto attiva, anche se fino adesso ha portato a compimento molte operazioni “aperte”, come quelle di Radu e Rozenhal, oltre a quella di Carrizo. L’arrivo di Foggia e la conferma di Meghni sono le conferme di un progetto di elevato contenuto tecnico, nel senso che sembra ci sia la precisa intenzione di mettere insieme un gruppo di giocatori con grandi propensioni offensive e con tecnica di livello superiore. Rocchi, Pandev, Mauri, Foggia, Meghni, Zarate. Manca una “vera” punta, un centravanti potente. Bianchi se n’è andato, Tare è in scadenza di contratto, Amoruso si allontana, Inzaghi troverà spazio altrove. Qualcuno ha timidamente fatto il nome di Vieri, ma Bobo è acqua passata. Aspettiamo. Intanto la cessione di Zauri, vista da Firenze, sembra fatta. Senonché la Lazio chiederebbe in cambio Dainelli, per il quale i viola vorrebbero un conguaglio economico, anche perché hanno ricevuto un’offerta importante, pare, dal Genoa. L’altro partente illustre sarebbe Mutarelli, che però sarebbe contrario alla cessione. Anche noi. Vediamo come butta, ma la rosa prende lentamente corpo e non è male:
Portieri
Carrizo e 1 Muslera
in partenza 32 Ballotta (contratto scaduto) e 14 Berni

Difensori
29 De Silvestri, 13 Siviglia, 7 Rozenhal, 2 Radu, 3 Kolarov, 25 Cribari, 22 Artipoli, 15 Diakité
rientrano (per ripartire?)
Stendardo, Bonetto
in partenza
8 Zauri
in lancio, con calma
16 Tuia, 91 Faraoni

Centrocampisti
24 Ledesma, 6 Dabo, 26 Mudingayi, 23 Meghni, 11 Mauri, 81 Del Nero, 68 Manfredini, Foggia
In partenza
5 Mutarelli? 10 Baronio, 21 Vignaroli (fine contratto), 4 Firmani?, 85 Behrami

Attaccanti
18 Rocchi, 19 Pandev, Makinwa (rientrato)
in arrivo
Zarate
in rientro (per ripartire)
Inzaghi
in partenza
17 Tare (fine contratto)
andato
9 Bianchi

Zarate: eccomi


Quattordici milioni, pare, in contanti o a ZaRate. Mauro Zarate, giovane fenomeno, nel futuro della Lazio? Magari. Ne arriva uno al giorno…
Comunque niente da dire, parlano le immagini. Come per Aimar, Palacio, Buonanotte…

29/6, ore 10
aggiornamento: stamattina Corriere dello Sport e Gazzetta lo danno per fatto.
Prestito con riscatto fissato a 14 milioni. A giorni l’annuncio, che a questo punto aspettiamo con entusiasmo!