hopini.oni
non-fiction
Non-fiction/Zodiac
8 set
(piccola revisione per padpad.eu)

l'identikit di Zodiac
Quando arriva natale sono tutti più buoni. Così mi dice la maestra a scuola. Mio padre, però, non è buono nemmeno a natale. Lui lavora tutto il giorno. Lavora duro, al cantiere. Poi torna e picchia la mamma. Non lo fa perché è ubriaco, oh no signore. Lo fa perché è cattivo. Lui non beve, non fuma, non guarda la tv. Sta sempre chiuso in cantina a trafficare con i suoi disegni. Non so cosa siano, sono disegni strani. Continua >
Nonfiction/Quando carletto rubò la volante della polizia
24 ago
Carlo era piccolo. Lo chiamavano tutti Carletto, per via del fatto che era basso di statura. A quindici anni, se sei un soldo di cacio, sembri al massimo uno delle medie. Carlo era piccolo, ma velenoso. Girava con i gemelli, i fratelli piu’ piccoli di Zorro, un coatto che entrava e usciva dalla galera. Insieme, erano tre pesti, tutti minorenni, tutti in odore di tossicodipendenza precocissima, tutti abituati a frugare nelle macchine e a terrorizzare il quartiere. Nessuno lasciava piu’ un oggetto in vista che potesse avere il minimo valore. Sigarette, ombrelli, giacche, qualunque cosa. Ovviamente la specialità dei tre erano le autoradio, ma anche borse e scippi vari, compresa qualche puntata goliardica in qualche negozio o appartamento, cosi’, per divertirsi, per crescere, per mettere insieme i soldi da spararsi al luna park o con le battone giù vicino casa. Per comprare una vespa o un motorino, tanto, non c’era problema: li rubavano. E nemmeno con i genitori. I tre erano figli della suburra, o della periferia malata, come volete. E avevano una vocazione per la spacconata. La botta da grandoni. Come ogni pomeriggio Carlo usciva di casa guardandosi intorno, sempre vigile. Aveva allenato un bell’occhio da predone, capiva al volo quando c’era qualche macchina interessante, anche se in genere evitava di entrare in azione proprio sotto casa. Camminò sotto i ricci scompigliati dal vento verso il bar dello Sciacallo, dove in genere s’incontrava con i gemelli. Un occhio alle madame, che al commissariato era soggetto conosciuto. Anche se era troppo piccolo, e ogni volta ci scappavano due schiaffi e una ramanzina. Carletto arrivo’ davanti al Bartolini, dove andava il Pode e qualche altro suo amico tossico. Fuori c’era una volante della polizia, una Giulia, appoggiata in doppia fila. Dentro, nessuno. La radio che gracchia e basta. A Carletto non sembro’ vero. Salto’ dentro, mise in moto, sgommo’ di prima e di seconda, arrivo’ a Via delle Robinie e girò come un pazzo, per sfrecciare a tutta velocità nello scacchiere delle vie di Centocelle. Roarrr. L’adrenalina era a mille, chissà che casino c’era fuori dal Bartolini. La radio faceva il cicalino, Carletto rise. Chiama sto cazzo, disse, mentre sorpassava i malcapitati automobilisti che giravano per le strade secondarie di Centocelle. Arrivò sgommando a Viale della Primavera, inverti’ la marcia mettendo a repentaglio il traffico e imboccò la rampa del campo sportivo, che era a sterro. Alzò una nuvola di polvere, percorse il lato lungo dell’impianto e inchiodò alla fine, tirando il freno a mano. Mollò la macchina e scappò via, per i campi, riscendendo dall’altra parte dei pratoni. Poi si avviò, tutto tronfio, verso lo Sciacallo, dove raccontò la prodezza ai gemelli e agli altri amici. Qualcuno storse il naso, non credeva che qualla mezza cartuccia avesse un tale fegato. Dovette ricredersi di li’ a poco, quando arrivò la polizia a prendere il giovane pirata della strada, che salì sulla volante ridendo e facendo l’occhiolino agli amici. Scherza, Carle’, dicevano i poliziotti, mentre lo prendevano a schiaffoni. Scherza, che fai una brutta fine. Vero. Carletto morì un paio d’anni dopo. Capita a chi vive al limite, e oltre. Come lui, molti altri. Di redenzione, manco a parlarne.
Nonfiction/Fatto di sangue a Pietralata
24 lug
A luglio, si sa, fa caldo. Specialmente a Roma. Walter lo sopportava a stento, ma a diciassette anni non si perde tempo a lamentarsi. Si mangia la vita a morsi. Meglio. Walter s’attaccava alla sigaretta e tirava. Avido. Marlboro morbide, mejo de quelle col pacchetto duro. Più dolci. Non merda secca come le MS, che Walter non se l’era mai fumate. Lavorava. Come una bestia. Da quando aveva undici anni. Attaccava la mattina che era buio, al mercato di Centocelle, quello scoperto. Arrivava alle quattro, quattro e mezza. Montava i banchi di legno. Aspettava i camion che portavano la frutta, chi arrivava dai mercati generali, chi da Latina. Poi sotto a metterla sui banchi, ordinata, colorata, bella. E poi di corsa a scuola, alle otto e mezza, per colazione una Marlboro morbida. Continua >
Non-fiction/omicidio a Centocelle
12 lug
Vinicio uscì di casa che era ancora presto. La città era rumorosa, più del solito, in piena campagna elettorale, con le macchine che giravano, i megafoni sparati a tutto volume. Quelli del partito comunista passavano e ripassavano. La zona era rossa, te ne accorgevi facilmente se scendevi giù dal giardinetto fuori dal Forte Prenestino e calavi lento lento verso la Botanica e il Quarticciolo. La Botanica era un lungo nastro d’asfalto che correva dalla Delegazione e dal Mattatoio fino all’incrocio con la Casilina. Dopo, era Subaugusta. Se giravi a destra, risalivi fino alla stazione di Centocelle, poi entravi, seguivi il tranvetto, fino alla Piazza tonda del capolinea. Piazza dei Mirti. Continua >




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